Come ti incontro Bono andando al mercato.

Parte prima: Il piano

Qualche mese fa, poteva essere febbraio o marzo, in occasione dell’uscita dei biglietti per The U2 360° Tour, mi sono ritrovato a pensare , mentre ero in fila a Nassau street davanti al “Celtic Note”, cosa avrei  potuto dire se per caso avessi incontrato Bono. Intendiamoci, erano solo fantasticherie, un modo come un altro per far passare il tempo, niente di più. Queste fantasticherie erano interrotte solo dal pensiero che la fila, io ero a circa una quindicina di metri dall’ ingresso essendo arrivato verso le sette e mezza, non si muoveva e, quando lo faceva, era solo di qualche centimetro, movimento questo dovuto più allo spostare il peso da una gamba all’ altra delle persone per evitare l’ inevitabile intorpidimento degli arti inferiori piuttosto che per il fatto che I commessi avessero iniziato a vendere i biglietti.

Vedevo passare la gente diretta al lavoro che si fermava stupita nel vedere il serpentone umano srotolarsi dall’ ingresso del negozio, qualcuno si fermava a chiedere cosa stesse succedendo e si sentiva rispondere con voce rotta dall’emozione: oggi escono i biglietti per il concerto degli U2.

Guardavo l’ orologio spazientito, ansioso, stizzito, consapevole che avrei fatto tardi al lavoro e quindi avrei dovuto fermarmi la sera per recuperare il ritardo ma, allo stesso tempo, convinto che fosse per una buona causa. Pensieri che si accavallano velocemente, tensione, freddo, sonno e nemmeno un caffè per non rischiare di perdere il posto.

Ad un tratto squilla il telefono. Era la mia collega Pilar (Dio la benedica, dirò in seguito perchè!). I giorni precedenti all’evento ci eravamo messi d’ accordo per acquistare I biglietti, lei si sarebbe messa davanti al pc collegata al sito di ticketmaster, io sarei andato di persona, abitando più vicino,al negozio. Il primo che avesse preso I biglietti avrebbe contattato l’ altro. Un piano a prova di bomba, considerando che quel giorno le date previste per il concerto erano solo 2, sennonché la bomba poteva essere disinnescata semplicemente se io fossi arrivato tardi e se Pilar non fosse riuscita a collegarsi al sito prevedibilmente sovraccarico di contatti, ma sarebbero dovuti accadere 2 eventi negativi assieme…non probabili, alla faccia di Murphy! La telefonata era solo per confermare che ognuno era al proprio posto e con le consegne ben impresse in mente, a mo’ di “quella sporca dozzina”.

Dopo un breve colloquio stabiliamo che tutto è a posto. Continuo a piantonare la mia area di competenza. Il tempo continuava a passare inesorabile senza che nessuno si  muovesse. Cominciavo a quel punto a fare I conti di quanti biglietti potessero essere venduti prima che arrivassi al bancone, il conto seppur approssimativo mi confortava. Dopo altri venti minuti il telefono suonò di nuovo. Pilar stavolta mi fece ghiacciare il sangue nelle vene, mentre mi dava la notizia che il sito era bloccato una fitta mi attraversò il cervello, cercando di mantenere la calma la confortai dandole il numero approssimativo dei biglietti che sarebbero stati venduti prima dei nostri. Riattaccai. Dubbioso, ma non scoraggiato mi riarmai di pazienza e attesi.

Finalmente la fila cominciava a muoversi, i sacchi a pelo che erano stati usati da coloro che avevano trascorso la notte all’ addiaccio erano stati rimossi. La fiducia ricresceva, ma dopo altri quindici minuti mi ero spostato di circa venti centimetri, mentre la fila dietro a me continuava inesorabilmente ad allungarsi. Il telefono squillò di nuovo, nello sfilare la mano dalla tasca rischiai di far cadere il telefono e quindi isolarmi dal centro operativo, fortunatamente, usando anche l’altra mano riuscii ad evitare il peggio e a rispondere.

Come S. Pietro rinnegò il Signore per tre volte, così Pilar mi diede la seconda brutta notizia. I biglietti per il prato erano esauriti.

Scattò allora il piano di riserva. Prendere qualsiasi biglietto ad ogni costo! A questo punto però mi sarei aspettato la terza brutta notizia, ma quando squillò il telefono la mia espressione cambiò radicalmente. D’un tratto tutta la tensione accumulata svanì assieme a tutto il sonno e al freddo che avevo. Scoppiai a ridere fragorosamente tanto che sia le persone davanti a me che quelle dietro mi guardarono allibite e incredule non capendo il motivo per cui stessi ridendo da solo con in mano il telefono  e un’ aria di soddisfazione manco avessi vinto la coppa del mondo o fossi riuscito a bere quaranta pinte di Guinness a seconda del caso.

Uscii dalla fila praticamente saltando leggendo sulla faccia di alcuni la domanda che si stavano facendo, ma dopo aver fatto tutta questa fila, perchè se ne va? Sulla faccia di altri compassione perchè pensavano che per impegni improrogabili avessi dovuto abbandonare la fila e quindi la speranza di poter assistere allo spettacolo di Bono e company. In realtà avevo ricevuto la bellissima notizia che Pilar era riuscita a comprare I biglietti. Andai al lavoro praticamente galleggiando a un metro da terra.

Parte seconda: Il concerto

Finalmente arriva il sabato del concerto. Passato praticamente in attesa dell’ evento dell’ anno. Alle sette di sera io, Pilar, Selma e Nicoletta ci incontriamo a O’Connell  Street, davanti al Burger King. Eccitati come non mai ci mettiamo a seguire la fiumana di gente diretta allo stadio. Un’ immensa processione verso quello che sarà per una sera ancora  il tempio della musica e non del calcio gaelico. La folla è rumorosa, ma composta, qualcuno, a dire il vero più di qualcuno, accenna a qualche motivo degli U2, gli altri li seguono. È tutta un’ allegria! Ovunque ti giri vedi gente felice, gente di ogni razza, di ogni rango, di ogni religione. Si possono vedere famiglie, ragazzi, adulti, senza esagerare si può benissimo dire che si incontrino tre generazioni.

Lo stadio ora è in vista, ma prima tappa obbligatoria: un paio di pinte al pub non ce le toglie nessuno e, a quanto sembra, nemmeno alle centinaia di persone che si accalcano fuori dai pub chef anno da corona allo stadio. Dopo un po’ di spintoni riusciamo a guadagnare posizione e soprattutto l’ attenzione della cameriera e ordiniamo soddisfatti le birre. Qui il tempo sembra si sia fermato, nonostante fra un paio di ore suoni una delle band più famose del mondo nessuno sembra accorgersene e continuano imperterriti a sorseggiare l’ineguagliabile Guinness.

A me tutto questo sembra strano a meno di due ore da un concerto, per le esperienze che ho avuto, in Italia i bar vicini allo stadio non sono mai pieni, al limite si riempiono dopo il concerto. Evidentemente qui è tutta un altra storia. Mi adeguo, d’altra parte Paese che vai, usanze che trovi recita un vecchio adagio e quindi con molta calma ci avviamo allo stadio. Altra cosa davvero curiosa ai cancelli dopo aver consegnato il biglietto I controlli sono praticamente nulli e gli steward si limitano a darti un’ occhiata e niente di più mentre in Italia ti fanno aprire pure lo zaino!!! La vista del Croke Parck è una di quelle che ti mozza il fiato anche se, devo ancora spiegarmelo, alle otto e mezza a solo mezz’ora dal concerto non c’è il pienone.

Ci troviamo al terzo anello ma la visuale è perfetta, forse un po’ lontano dal palco, ma non è tempo per recriminazioni. Alle nove meno dieci inizia il concerto e il sole fa ancora capolino dalle nuvole. Con molta calma la gente continua ad arrivare. Alle nove e mezza a concerto iniziato c’è ancora gente che sta arrivando. S.P.Q.I. (Sono Pazzi Questi Irlandesi).

A dire il vero gli effetti luce non rendono bene fintanto che non è buio ma lo spettacolo è grandioso. Bono è in grande spolvero evidentemente non vuole deludere la sua gente. A fianco a me siede una simpatico famigliola composta da mamma, papà e quattro figli. Finalmente lo stadio è pieno e il concerto in pieno svolgimento. Ad un certo punto un po’ per stanchezza un po’ per godermi appieno l’ emozione mi siedo e assaporo le note degli U2 I quali attaccano, dal palco completamente illuminato di verde, “Sunday bloody Sunday”. La signora in piedi vicino a me si accorge che sono seduto e, guardandomi con un cipiglio non indifferente si rivolge a me chiedendomi: “ Riconosci questa canzone?” “Certo rispondo io è Sunday bloody Sunday”. ”Bhè, mi sento rispondere, allora alzati e cantala!”. E così feci, solo mentre cantavo mi sono reso conto di quanta importanza abbia questa canzone per gli irlandesi e allora la cantai assieme a loro a squarcia gola. Finito il concerto, la gente cominciò a defluire come era venuta, con calma e in ordine cantando ancora le canzone dei loro idoli. Quella note mi addormentai felice e spensierato. È stata un’ esperienza unica.

Parte terza: L’ incontro

Il giorno dopo vengo svegliato dallo squillo del telefonino. Sarà stato mezzo giorno o giù di lì. Era Pilar, la mia collega che mi proponeva ancora eccitata dalla sera prima di andare a visitare il mercatino di Dun Laoghaire. “E portati la macchina fotografica!!!” mi disse. Siccome non avevo niente da fare e siccome sono un animale da divano che non si muove quasi mai decido di alzarmi e di andare, a dire il vero un po’ controvolglia. Prendiamo la Dart a Gran Canal Dock direzione Grey e scendiamo a Dun Laoghaire. Il mercatino è davvero carino con un sacco di bancarelle soprattutto di generi alimentari. Con calma lo visitiamo e pranziamo a base di non so che cosa (chiedete a Pilar)  di indiano.

Il tempo non era brutto, anzi per l’Irlanda era una bellissima giornata nuvolosa, ma non minacciava pioggia così Pilar mi convince a seguirla in una passeggiata lungo il mare verso Dalkey. La passeggiata è davvero molto bella con degli scorci davvero indescrivibili, e così tra un po’ di chiacchiere e un po’ di commenti sul concerto della sera precedente ci ritroviamo quasi per caso a Dalkey. Entrando in paese si deve affrontare una piccola salitella e mentre la facevo mi venne in testa che una volta, proprio Pilar mi disse che Bono veniva al pub proprio qui. Non che sperassi di incontrarlo, soprattutto il giorno dopo un concerto ma l’idea di vedere il pub che frequenta Bono mi stuzzicò e così chiesi se poteva accompagnarmi a vederlo. Detto, fatto. Affrontiamo la salita finale verso il Finnegans.

Arriviamo all’ incrocio, svoltiamo l’ angolo e notiamo una piccolo folla di gente, una trentina circa. Mi giro con espressione inebetita verso Pilar cercando risposta ad una domanda che di colpo si presenta alla mia mente in un battibaleno: Sarà qui? Pilar mi rispose con aria interrogative e perplessa quasi mi dicesse non posso saperlo…avviciniamoci. Il battito del mio cuore accelerò d’ improvviso a mano a mano che mi avvicinavo al crogiuolo di gente. Poi d’ improvviso eccolo lì. Circondato di gente mentre firma tranquillamente autografi. Mi giro per chiedere la macchina fotografica a Pilar e me la ritrovo già in mano, il suo cervello si era mosso freddamente prima del mio ed era riuscita a leggere nei miei pensieri.

Dio solo sa quanto l’ho ringraziata per avermi portato lì e con la macchina fotografica per giunta. Comincio a fotografare a caso riuscendo a ritrarre prima un orecchio di Bono, poi un occhio e poi finalmente riuscendo a fotografarlo a pochi centimetri da me.  Ad un certo punto sta andandosene verso la sua bmw 320 riesco a fermarlo e a fargli i complimenti per il concerto della sera precedente, ci stringiamo la mano ( ha una stretta davvero ponderosa, da vero “duro”, da vera persona). La sensazione quando gli stai vicino è quella di un uomo forte e carismatico, uno che non deve chiedere niente insomma, ma allo stesso tempo si dimostrava una persona estremamente alla mano che abbracciava tutti quelli con cui faceva le foto. Questa però non è una storia a lieto fine. Eravamo così emozionati che non abbiamo chiesto di fare una foto con lui. Lo abbiamo visto, gli abbiamo parlato, gli abbiamo stretto la mano, ma non abbiamo avuto il coraggio di chiedere una foto!!! Ma vi rendete conto?

Parte quarta: il proposito

Sicuramente una volta finite il tour è nostro proposito ritornare al Finnegans e farci una foto con Bono e chissà magari bere anche una pinta in sua compagnia.
 
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